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SANTUARIO

Un santuario shintoista nel cuore di San Marino?

Difficile immaginare il tipico paesaggio naturale del Sol levante tra le colline del Titano. E invece i dubbiosi dovranno ricredersi.

Serravalle: Podere Lesignano. Si può parcheggiare l’automobile ai piedi della stradina sterrata e cominciare a salire verso la cima della collina. Dopo alcuni metri ci si trova davanti al primo segno tangibile dell’area sacra: il Torii, il portale tradizionale giapponese di accesso al Jinja. Due pali verticali e due orizzontali, paralleli, che rappresentano gli antichi tronchi d’albero che venivano utilizzati per realizzare questa struttura.

Prima ancora di arrivare al bordo del piccolo lago sul quale si affaccia il santuario, il passaggio sotto il Torii è già un ingresso nella dimensione spirituale dello Shintoismo.

Questa forma molto particolare, anzi unica di spiritualità (spesso non correttamente classificata come religione) ha nell’armonia e nell’unione con la natura il suo principio fondante. La natura stessa è il santuario e l’ingresso è un passaggio per l’uomo che, d’ora in poi, comincia a guardarsi in un’ottica diversa.

Il vento che stormisce tra le foglie, il suono degli insetti, il rumore dei propri passi ci accompagnano fino ad arrivare al Timizu (la fonte per le abluzioni). Lo schiocco del bambù che batte ritmicamente ogni volta che si riempie d’acqua e si svuota rompe il silenzio del luogo. Con il mestolo si raccoglie l’acqua per bagnarsi le mani e la bocca, poi lo si poggia nuovamente sul bordo della vasca, dove la canna di bambù riversa l’acqua, pronta per il prossimo visitatore.

Il santuario è in realtà una piccola costruzione, preceduta da due Toro (basse colonne d’ingresso).

Tutt’attorno lo sguardo si riempie del santuario, della fontana, delle colline con le piante di vite, degli ulivi e delle sponde del lago. Quella che si respira è una pace altrimenti difficile da trovare. La strada, il rumore delle auto, i palazzi, sembra siano stati tagliati fuori, invece ci sono, anch’essi parte dell’ambiente che ci circonda.

Qui si percepisce la parte più intima della natura, quella in cui si entra in contatto con se stessi.

Il santuario è sempre aperto, non ci sono orari, si può visitare liberamente quando si vuole.

Non ci sono limiti religiosi. Lo shintoismo non è una religione nel senso classico del termine, quindi non entra in conflitto con le altre fedi. Nella sua apertura con la natura e l’umanità c’è spazio per tutte le manifestazioni religiose.

Ci si avvicina al santuario in atteggiamento rispettoso, senza una specifica ritualità. Chi lo desidera può seguire la tradizione: dopo esserci lavati le mani al Timizu fare due leggeri inchini di fronte al Jinja, battere due volte le mani e un fare inchino più profondo prima di fermarsi a meditare.